sabato 26 gennaio 2013

Son qui

Anche se non sembra.
Sono giorni difficili al lavoro.
Purtroppo in questo periodo in reparto ci sono giovani malati terminali dai quali ho difficoltà a "staccarmi".
Uno ci ha già lasciati: l'ultima volta che l'ho visto stava parlando tramite Skype con i suoi 2 figli, era sera tardi (io facevo la notte) e lui si è girato e mi ha detto "sono tutta la mia vita". Mi si è stretto il cuore. Il giorno prima mi aveva chiesto se sarebbe riuscito a farcela. Quando te lo chiedono così a bruciapelo è durissima. So da una collega che 2 giorni dopo ha parlato personalmente ai suoi figli e ha spiegato loro che stava per morire. Deve essere stata la prova più difficile della sua vita. Lui era P. e aveva 50 anni.
Poi c'è M. Lei è poco più giovane di me, ha un bimbo più piccolo del mio. Sta morendo. Qualche giorno fa il suo piccolo è rimasto con lei per tutto il pomeriggio. Quando sono entrata in stanza e li ho visti lì, in un letto di ospedale, lei con gli occhi che brillavano e lui che giocava tranquillo appoggiato alla mamma... mi sono vista al suo posto, nei suoi panni ed è stato un dolore lancinante.
Loro sono le 2 persone che occupano i miei pensieri.
Li aggiungo a tutti quelli che porto con me.
Sempre.
Si dice che con il tempo ci si abitua.
Sono 20 anni.
Direi che io, no, non riesco proprio ad abituarmi.

2 commenti:

allafinearrivamamma ha detto...

ti leggo silenziosa.
vederla in faccia la morte, tutti i giorni...ma come si fa?

dirò una preghiera per te e il tuo coraggio e per le due persone che hai nel cuore.
posso?

La Simo ha detto...

Sì che puoi, Anna, e di questo ti ringrazio.
Come si fa? Semplicemente si fa e nessuno ti prepara per questo. Mi sono trovata in tante situazioni difficili in questi anni e ogni volta è come se fosse la prima...